L’emozione di suonare il tamburo e girare la bandiera

Riprendono oggi gli allenamenti per alfieri e tamburini.

Le emozioni  di Marco Cancelli, alfiere, raccontate da Andrea Colnago

 

“Se guardo gli allenamenti per alfieri e tamburini con gli occhi di un bambino per prima cosa vedo il gioco, nel senso forse più primordiale del termine. Inteso come divertimento, come scoperta, come avventura e come magia. Prendere le mazze, stringerle, afferrarle e battere, bussare, fare rumore, tanto rumore! E poi ancora lanciare la bandiera, raccoglierla, arrotolarla e farla volare, e ancora sfiorarne la stoffa, accarezzarla, piegarsi, saltare, e farla volare di nuovo.

Un gioco non fine a se stesso, – che poi, anche se fosse, che male ci sarebbe? Il gioco di un bambino è sempre una cosa seria! – e che presto diventa occasione di apprendimento, tramite l’osservazione, l’ascolto, la fatica, il sudore, a volte lo sconforto perché quel passaggio sembra che non ti riesca mai, e infine la gioia e la soddisfazione per esserci riuscito, grazie al provare e al riprovare. Grazie agli allenamenti, appunto.

Ed è così che pian piano il “lanciare” del bambino diventa “far girare” la bandiera, cercando di diventare un tutt’uno con essa, facendola danzare e accompagnandola con eleganza.  

 E il “battere”, il “bussare”, diventa “suonare“, e il suonare diventa un messaggio da far rieccheggiare in tutta Siena. Quel che era rumore e chiasso, diventa ritmo e musica. Quel che prima era un affascinante caos prende forma, e diventa struttura, poesia ed eleganza.

Il bambino, poi ragazzo, entra così sempre più a far parte di una stretta e unica cerchia, imparando e facendo proprie le sue regole, le sue leggi, i suoi ritmi, il suo linguaggio, la sua filosofia e la sua anima. Ed è un’emozione difficile da spiegare, è un sapere che si tramanda di generazione in generazione. Ma se guardo attentamente, accanto a quel bambino c’è sempre un babbo, una mamma, un nonno, una nonna. E anche nei loro occhi posso ritrovare lo stesso gioco, lo stesso divertimento, la stessa magia, nella dolce consapevolezza che il futuro di quel bambino, citando uno dei più bei sonetti di sempre, germoglierà dal loro passato.”

“Ondeon…i cittini fanno spettacolo”…e che gran bello spettacolo!

È stata un successo la 22esima edizione dell’evento

di Sara Rosselli

 

Si chiude il sipario, la platea si svuota, l’adrenalina scende, in giro dietro le quinte materiale di scena e copioni ovunque, dalla frenesia più totale tutto si calma per pochi secondi.

Sono 10-15 secondi non di più, giusto il tempo di un lungo sospiro, un attimo fuggente in cui torni a respirare ed hai la netta percezione della magia che solo Ondeon sa regalare ogni volta come la prima volta.

IMG_0077Magia creata dalle emozioni dei piccoli attori delle 17 contrade che sebbene cerchino in ogni modo di nasconderlo, nei giorni prima sono tutti ansiosi ed elettrici per lo spettacolo da rappresentare in scena davanti ad un teatro gremito di spettatori.

Venti minuti per cui si sono preparati da mesi, con lunghe e faticose prove, grazie all’immenso lavoro dei Provveditori ai Piccoli di ogni contrada, sempre più orgogliosi dei loro attori prova dopo prova.

Divisi in due giorni di rappresentazioni, i nostri piccoli attori si sono cimentati in nuove esperienze, dal canto alla recitazione, dalla satira al musical. Tutti insieme, con l’aiuto dei loro addetti, sono riusciti a trasformare l’inevitabile tensione in gioia incontenibile alla fine di ogni rappresentazione. Una gioia che come sempre, siamo sicuri, resterà nei cuori di chi lo ha presentato, recitato o vissuto dietro le quinte, custodita tra i ricordi più preziosi da conservare.
Tutte emozioni differenti, ma decisamente uniche.

Ed è forse qui che si nasconde la vera magia di Ondeon, nella sua capacità unica di riuscire a far sentire “grandi” i piccoli che su quel palco diventano protagonisti e far ritrovare piccole, ma vere emozioni ai grandi che lo vivono dietro le quinte o in platea o che hanno calcato quel palco molti anni fa.

“Ondeon…i cittini fanno spettacolo”…e che gran bello spettacolo!
Arrivederci a Ondeon 2018…vi aspettiamo.

Ringraziamo Serena Sbardellati per le foto

Alfieri e tamburini, si ricomincia.

I corsi si svolgeranno ogni lunedì, giovedì e sabato dalle 17.30 ore 19

di Andrea Colnago
 

È iniziata da poco la primavera e con il primo caldo e l’estate ormai alle porte si inizia a sentire davvero aria di Palio. È proprio il caso di dirlo, Siena è una città “a colori”, e lo è ancora di più da qui in avanti. È in questo periodo infatti che nei pomeriggi che si fanno sempre più lunghi e illuminati dal sole, si sentono i primi suoni dei tamburi in lontananza e si scorgono i colori delle bandiere delle contrade. È dunque arrivato il momento di ricominciare o cominciare i tanto attesi allenamenti per alfieri e tamburini. Nell’Onda saranno ogni lunedì, giovedì e sabato dalle ore 17.30 alle ore 19, a partire da lunedì 11 aprile.  

L’invito è non solo per tutti coloro che hanno già dimestichezza, ma anche e soprattutto per i piccoli “alle prime esperienze”. Si tratta di uno dei momenti cardine nella vita di ogni ondaiolo, è il passaggio ed il mantenimento di un sapere che si tramanda di generazione in generazione e soprattutto prepara i ragazzi per il giro in città, quando saranno chiamati a mostrare con eleganza e fierezza, a tutta la città, i colori della nostra contrada.

Per quel che riguarda proprio il giro, che quest’anno sarà il 26 di giugno, gli economi di contrada comunicano che ci sono delle novità: le monture non verranno più consegnate nei giorni precedenti, ma la mattina del giro. Gli ondaioli si potranno dunque recare in contrada la mattina stessa (l’orario è ancora da definire e verrà comunicato in seguito), dove troveranno la loro montura pronta per essere indossata. Chiunque volesse comunicare o confermare la presenza potrà farlo contattando fin da subito gli economi o segnandosi nel cartello affisso in società.

Ondeon: i cittini fanno spettacolo

Il saluto del priore, Massimo Castagnini

Su il sipario. Va in scena Ondeon. Dopo due anni, puntuale e atteso come sempre, torna “Ondeon: i cittini fanno spettacolo”, un appuntamento ormai tradizionale nel calendario contradaiolo. Una Festa dell’Onda che, ormai, è patrimonio consolidato di tutta città.

Due giorni in cui i piccoli di tutte e 17 le Contrade diventano i protagonisti indiscussi della scena, capaci di catturare con il loro entusiasmo e il loro impegno l’attenzione di tutta la platea. Il mio augurio è che la spontaneità, la gioia e l’entusiasmo dei bambini sul palco sappia contagiarci ancora una volta ricordando che quei sentimenti non hanno età e appartengono a tutti noi.

Come due anni fa, anche questa 22° edizione di Ondeon vedrà la kermesse suddivisa in quattro spettacoli per consentire una maggiore partecipazione di pubblico contradaiolo e non.

Un ringraziamento particolare, oltre ai nostri piccoli attori, va agli addetti di tutti i gruppi piccoli delle nostre Contrade che con dedizione si sono dedicati a loro e tutti colori che hanno collaborato per la realizzazione di Ondeon 2016. Un grazie naturalmente a tutte le Istituzioni che non hanno fatto mancare il loro sostegno.

Grazie di cuore e buon divertimento a tutti

Massimo Castagnini,
On.do Priore Contrada Capitana dell’Onda

Su il sipario… si va in scena!

Sabato 2 e domenica 3 aprile torna Ondeon al Teatro dei Rozzi

Manifesto Ondeon 2016

Manifesto Ondeon 2016

Sabato 2 aprile e domenica 3 aprile i piccoli delle 17 Contrade torneranno a calcare le scene del Teatro dei Rozzi, dando vita alla magia di “Ondeon, i cittini fanno spettacolo” la rassegna teatrale, oraganizzata dalla Contrada Capitana dell’Onda, giunta quest’anno alla ventiduesima edizione.

“Il più grande spettacolo siamo noi”…questo è quello che i nostri cittini hanno scritto nel manifesto di Ondeon 2016…come dargli torto!

Un’occasione per divertirsi, stare insieme e parlare di Palio, di Siena, di contrade e di tradizioni, per riflettere con la semplicità, l’ironia e la simpatia dei bambini su come Siena, il Palio e le sue Contrade cambiano e si confrontano con un mondo ormai decisamente tecnologico.

I piccoli attori calcheranno il palcoscenico in quest’ordine:

Sabato 2 aprile

1° spettacolo (ore 15-17) apriranno la Kermesse i piccoli della Contrada del Leocorno, seguiti da Giraffa, Oca, Chiocciola e Selva

Nel 2° spettacolo (ore 18-20) sarà invece la volta dei piccoli attori della Lupa, del Drago , del Valdimontone e dell’Istrice.

Domenica 3 aprile

1° spettacolo (ore 15-17) aprirà lo spettacolo la Contrada della Civetta seguita da Tartuca, Aquila e Nicchio.

Nel 2° spettacolo (ore 18-20) calcheranno il palcoscenico i piccoli della Torre, seguiti dal Bruco dalla Pantera e, infine come da tradizione, dell’Onda.

 

Il manifesto, i libretti ed i biglietti sono stati realizzati da Guido Bellini e dall’Agenzia multimediale della Contrada Capitana dell’Onda.

Ritornando ad una vecchia tradizione, quest’anno il manifesto è il frutto di un concorso a cui hanno partecipato i bambini di tutte le contrade. Il disegno vincitore è quello di due piccole cittine della Contrada della Torre: Livia Capannoli e Emma Testa, premiate per l’originalità del loro elaborato, in cui colori vivaci e bambini sorridenti trasmettono tutto l’entusiasmo e l’allegria che Ondeon vuole diffondere.

Secondo Keith Haring “I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato”… vi aspettiamo il 2 e il 3 aprile per rinfrescare la memoria.

I biglietti saranno in vendita presso il Teatro dei Rozzi a partire dal 30 marzo il pomeriggio dalle 16 alle 18 e prima degli spettacoli dalle 14.15 fino alle 18.

Davide Traversi e l’arte di tirar pugni. Una storia ondaiola di pugilato

Il pugile professionista ha conquistato un altro importante successo

di Chiara Cicali

 

2OMD6792Ancora una volta la nostra Contrada non si smentisce nell’essere una fucina di sportivi di “classe”.

Dopo l’atletica leggera, il judo, il pattinaggio, l’equitazione acrobatica, è la volta della noble art, il pugilato.

Davide Traversi, ondaiolo doc, classe 1985, categoria pesi medi, non smentisce le aspettative degli addetti ai lavori neanche questa volta e, sabato 12 marzo 2016, centra la sesta vittoria da pugile professionista su sette incontri fino ad oggi disputati (solo una sconfitta ai punti e tre vittorie per K.O.).

Forse l’ungherese Aron Csipak è stato l’avversario più ostico trovato sul suo percorso verso l’ascesa al titolo italiano, traguardo che non dovrebbe essere molto lontano visto il ruolino di marcia.

“Csipak era un pugile da prendere con le molle, capace di accelerazioni violente specialmente con i ganci; Davide è cresciuto molto dal punto di vista strategico, è in ottime condizioni psicofisiche, è tatticamente intelligente, rischia solo quando serve, fa male grazie ad un’esplosività accresciuta con un accurata preparazione scientifica. Ha vinto tutte le riprese: è stato più prudente nella prima e ha provato a forzare nell’ultima.”

2OMD6989Queste le parole del suo allenatore, il Maestro David Borgogni, altro Ondaiolo d.o.c. a cui va il merito di aver portato alla ribalta il nome di Siena in tutta Italia grazie ai prestigiosi traguardi raggiunti negli anni con i suoi atleti.

Dopo ben 66 incontri nel pugilato minore (data d’esordio 28 marzo 2003 coronato subito con la conquista del Titolo di Campione Regionale e Interregionale categoria Junior esordienti), Traversi debutta nel mondo dei pugili professionisti il 26 Aprile 2014, a Siena, battendo nettamente ai punti il rumeno Alexandru Petrica sulla distanza delle sei riprese, ma la sua superiorità fu netta visto che il suo avversario fu contato ben due volte: alla seconda ed alla quarta ripresa.

2OMD6987Il 7 giugno del 2014, nella meravigliosa cornice di Piazza del Campo, in occasione di vari eventi sportivi che videro coinvolto il centro storico di Siena, per festeggiare i 100 anni del Coni, Traversi bissa di nuovo battendo ai punti l’avversario ungherese Lajos Orsos.

Sempre nello stesso anno, esattamente il 20 dicembre, Davide riesce a stupire tutti con una vittoria fulminea e schiacciante ai danni di un altro ungherese, Zsolt Hamza: l’incontro durò, infatti, meno di una ripresa, giusto il tempo necessario per il pugile senese di sferrare una letale combinazione di montante destro e gancio sinistro che fecero crollare al tappeto l’avversario.

2OMD6956Il 15 marzo dello scorso anno, all’interno della manifestazione “Siena Sport Week” organizzata dal Comune di Siena, altro match, sulla carta, non proprio facile per il pugile senese, visto che andava ad incrociare i guantoni con un avversario molto più esperto e avanti di lui nella classifica, l’ungherese Mihaly Voros. Anche questa volta l’allievo del maestro David Borgogni, riuscì, al di là di ogni pronostico, a chiudere il match alla seconda ripresa per K.O.

Il 5 giugno 2015 la prima battuta d’arresto del boxer senese, lontano dalle mura amiche; sconfitta ai punti contro Alex Morongiu: ma come era già successo da dilettante, questa sconfitta è “servita” a Davide per analizzarsi e mettersi in discussione. Perchè la boxe, oltre che capacità, preparazione, allenamento, è anche intelligenza e sul ring si vince usando, oltre alle mani, la testa.

2OMD6988Diktat che hanno sortito immediatamente effetti positivi, tant’è che al successivo incontro, il 21 novembre, l’ondaiolo mette a segno il terzo K.O. della sua carriera a danno di Francesco Basile, avversario ostico e molto esperto che, al momento del match, era supplente per la disputa del titolo italiano di categoria.

Dopo l’ultimo incontro disputato Davide si trova al decimo posto della classifica italiana, e si avvicina gradatamente ma con costanza a quello che, al momento, è il suo sogno. E non solo il suo…

San Giuseppe 2016, sole, divertimento e solidarietà

Tanta gente ha partecipato alla festa nell’Onda

Quando San Giuseppe prese un par di nerbate

2 luglio 1965. Un dopopalio movimentato, anche per San Giuseppe.

di Gianni Roggini

Si sa, in Contrada abbiamo un rapporto molto informale con i Santi, specie con quelli più propriamente “nostri”: preghiere, candele, fiori, ringraziamenti con lacrime agli occhi quando le cose vanno bene; feroci attribuzioni di colpe quando il patronato non funziona (e come sarebbe possibile che funzionasse per tutti contemporaneamente?! Via, ci vorrebbe un miracolo…). Le testimonianze non mancano: dai chiocciolini che mandarono Sant’Antonio a rinfrescarsi le idee in fondo a un pozzo, al prete Bani che spense tutte le candele davanti a Santa Caterina, bofonchiando: “l’Oca s’è ripurgata, ma te stai al buio!”.

Siamo (eravamo?) fatti così. Un incidente di percorso capitò anche a San Giuseppe, che peraltro era stato “avvertito” con uno stornello scopertamente minaccioso: attento San Giuseppe/ quest’anno ‘un si sgabella/ o ‘l Palio o ‘n Fontanella.

san giuseppeEra il ’65, l’Onda non vinceva da undici anni e finalmente aveva avuto un vero cavallo da Palio dopo una litania di brenne infami, solo potenzialmente interrotta dalla “cavalla Zaffira”. Una sfortuna nera, che qualcuno cercava di combattere cristianamente, facendo dire messe su messe, e altri tentavano di esorcizzare con magate varie, tipo il paganissimo sacrificio di un agnellino alla Duprè. Su Selvaggia, dunque, ci si montò Lazzaro, il fantino che “doveva” vincere il Palio. E infatti partì primo, girò a San Martino con un bel vantaggio su una simpatica coppia di carabinieri e poi pensò bene di cascare al Casato.

Fine del sogno.

Il dopopalio fu comprensibilmente agitato, anche in chiesa. Due scalmanati, per esempio, s’arrampicarono sull’altare. Quello in montura tirò un paio di nerbate alla statua trattando San Giuseppe come un pellaio. Quello in borghese – con l’inorridito dottor Rogani disperatamente attaccato a una gamba – si limitò a berciare “così impari a ‘un contà niente in famiglia”.

Non è difficile immaginare l’identità di chi trovò da ridire sui rapporti di forza all’interno della Sacra Famiglia. Ma non farò mai il nome di quello col nerbo. Non sono mica matto, io.

Le donne dell’Onda ci mettono la faccia. Le foto di Gigi Lusini raccontano Malborghetto al femminile

Sabato 19 marzo mostra fotografica nel museo della Contrada Capitana dell’Onda

Venti anni dopo l’Onda torna a raccontarsi attraverso i volti delle sue contradaiole. Si intitola “Donna dell’Onda” la mostra fotografica di Gigi Lusini organizzata sabato 19 marzo, in occasione della Festa di San Giuseppe. La prima mostra di immagini fu organizzata nel 1996. Oggi 180 ondaiole, le stesse di venti anni fa, più molte altre, si sono messe sotto l’obbiettivo di Lusini che ha immortalato, così, come è cambiato il lato femminile di Malborghetto. La mostra sarà allestita nel Museo della Contrada, in via Giovanni Duprè 111, e gli scatti saranno raccolti in un volume. Intanto esce e sarà disponibile il catalogo delle foto della mostra del 1996.Donna dell'Onda

 “Il fotografo di ritratto – sottolinea Lusini – deve fare, per forza, lo psicologo e non perdere l’attimo e fissare espressioni di persone “vere”, per non creare una galleria di anonimi manichini. La parola d’ordine: interpretare la somiglianza…interiore. È stata un’impresa faraonica, durata oltre un mese e mezzo. Ho lavorato tutti i giorni, per dar modo a tutte di poter trovare il tempo di partecipare a questa nuova impresa fotografica, maturata vent’anni dopo la prima. Alcune “modelle” hanno richiesto uno scatto solo, altre molti di più. Sono state coinvolte centottanta ondaiole di tutte le età dai tre fino agli ottant’anni e oltre. Rispetto al 1996 ho notato la nuova tendenza di ‘mimetizzarsi’ con figlie e nipoti. Mi ha però colpito il grande entusiasmo, da parte di tutti. Una gioia e una voglia di partecipare inaspettata. È stata una bella esperienza, faticosa ma divertente e di grande spessore umano”.

“Con questa celebrazione ventennale – continua Lusini – le nostre donne mettono ancora la faccia guardandoci negli occhi. Non con uno sciocco selfie smorfioso, ma per dimostrare la loro ‘ancora’ materiale presenza in una realtà, la Contrada, che cerca disperatamente di resistere al logorio di questi tempi difficili. Per le donne dell’Onda questi venti anni sono passati magnificamente. Sono tutte più belle e le nuove generazioni non sono da meno”.

“La mostra – afferma Massimo Castagnini, priore della Contrada Capitana dell’Onda – si inserisce nel quadro di festeggiamenti per San Giuseppe e quindi si rivolge a tutta la città. E’ una bella iniziativa che, attraverso le belle immagini di Gigi Lusini, ci fa vedere come i lineamenti siano cambiati in questi venti anni. Quello che è rimasto immutato è l’amore per la Contrada e il senso di appartenenza che gli sguardi e i volti delle ondaiole ci trasmettono. Un amore che non conosce l’azione del tempo”.

Per qualsiasi informazione sulla festa di San Giuseppe e sulle attività della Contrada è possibile visitare il sito www.contradacapitanadellonda.com e la pagina Facebook Contrada Capitana dell’Onda.

Alla salute, Beppe!

La Festa di San Giuseppe nella tradizione popolare

di Emilio Ricceri

San Giuseppe

San Giuseppe

Quando Rossella mi chiese di preparare un articolo sulla festa di San Giuseppe mi meravigliai molto. Credevo di essere la persona meno adatta dell’Onda per parlare del nostro Santo Patrono. Mi sono quindi documentato partendo da un punto di vista che a me interessa molto: le feste nella tradizione e nella cultura popolare. Successivamente, facendo un’incursione anche nel campo della religiosità popolare, che credevo mi interessasse molto meno, ho fatto una scoperta che mi ha profondamente colpito, facendomi alfine quasi diventare un fan del Nostro. Tutti sappiamo bene come si svolge da noi la festa di San Giuseppe. Può essere anche interessante conoscere se ha diffusione anche in altre zone e se sì, con quale modalità si realizza.

Tra le feste popolari a sfondo religioso, quella di San Giuseppe è tra le più celebrate in ogni parte d’Italia; tra gli altri, da paesi della provincia di Como, di quella di Forlì, La Spezia, Grosseto, Rieti, Campobasso e di quasi tutte le province della Sicilia. Gli elementi comuni alle varie feste sono la presenza di fuochi come falò o torce nella notte della vigilia, e l’offerta di cibo ai poveri del paese o ai forestieri ospiti. Analogamente a tutte le ricorrenze legate alla cultura popolare, ed in particolare a quella contadina, questa festa racchiude alcune significative simbologie di origine pagana: il fuoco che scaccia gli ultimi strascichi dell’inverno e saluta l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda l’offerta dei cibi ai poveri, si può pensare quasi a una volontà di esorcizzare, a posteriori, la povertà della Sacra Famiglia, così come tramandata dalla devozione popolare.

Una citazione letteraria della Festa di San Giuseppe la troviamo nel “Viaggio in Italia” di Goethe quando si parla di quella di Napoli nel 1787. La descrizione è molto viva, quasi un bozzetto, ed anche qui si trova l’elemento del fuoco di cui Goethe evidenzia la connotazione simbolica, e di quello della donazione ai poveri. Dice infatti l’autore a proposito dei “frittaioli”, cioè i venditori di frittelle: “Oggi era anche la festa di San Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli, cioè dei venditori di pasta fritta, beninteso della più scadente qualità. E poiché sotto il nero olio bollente arde di continuo una grande fiammata, della loro sfera fa parte anche il tormento del fuoco; perciò iersera avevan fatto, davanti alle loro case, una parata di quadri di anime del purgatorio e di giudizi universali entro un lingueggiare e divampare di fiamme. Sulle soglie delle case grandi padelle erano poste su focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio fumante. Un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo le ciambelle man mano che erano cotte e con un altro spiedo le passava a un quarto che le offriva agli astanti; gli ultimi due garzoni erano ragazzotti con parrucche bionde e ricciute, che qui simboleggiano angeli. Alcuni altri completavano il gruppo mescendo vino ai lavoranti, bevendo essi stessi e gridando le lodi della mercanzia; tutti gridavano, anche gli angeli, anche i cuochi. Il popolo faceva ressa, perché in questa serata tutti i fritti si vendevano a poco prezzo e una parte dei ricavi va persino ai poveri”.

San Giuseppe

San Giuseppe

Questa descrizione mi ha fatto venire in mente che vi era esattamente la stessa atmosfera vari anni fa, ancor più di oggi, dai frittellai di Piazza del Campo, particolarmente proprio nel giorno di San Giuseppe, quando mettevano prolunghe esterne alle baracche e vi preparavano le frittelle all’aperto, tra lazzi e “gotti”. Ma la cosa che mi ha colpito di più è la considerazione che ha avuto nella cultura di base, almeno per un certo periodo, la figura di San Giuseppe. Le rappresentazioni sacre, forma quasi di spettacolo teatrale con vasta partecipazione popolare eseguito inizialmente in una Chiesa e successivamente in altri luoghi, hanno avuto una grande importanza nella formazione della religiosità delle masse di tutto l’Occidente essendo, appunto, rappresentazioni drammatiche della vita di Cristo. Sono iniziate con le origini del cristianesimo e si sono protratte, almeno in Francia, anche se con caratteristiche ben diverse da quelle originali, fino al diciannovesimo secolo.

In questa forma di spettacolarizzazione, la figura di San Giuseppe assume addirittura connotazioni totalmente anticonvenzionali. Nella seriosa “Bibliothca Sanctorum”, opera fondamentale per lo studio delle figure dei santi, tra l’altro, a proposito di come viene descritto San Giuseppe nelle scene delle rappresentazioni sacre si dice: “Mentre queste scene conservano altrove una certa seriosità, in Germania assumono un tono umoristico, se non addirittura comico. La figura del santo viene volentieri utilizzata per divertire il pubblico nella parte di un ridicolo vecchio, sempliciotto, piccolo, curvo, che tossisce sempre dopo ogni battuta. E’ semplicemente trattato come il buon servo della Madonna. Nella scena dello sposalizio, egli oppone la difficoltà del voto di castità da lui fatto, ma è disponibile a fare la volontà di Dio. Quando si accorge che Maria è diventata madre, piange. Allorché ricerca in Betlemme un alloggio, viene respinto come falso, perché nessuno vuole credere che la sua sposa sia vergine. Nella scena della natività è impacciato e incapace, pur mostrandosi comicamente premuroso, e deve procurare perciò una balia per la madre e il bambino. Si arriva perfino a un crudo realismo che rasenta l’irriverenza mostrandolo allegro che si dà forza in ogni occasione con il vino. La sua principale attività diventa, allora, quella di fare assaggiare il suo “buon vino” a tutti: pastori, levatrice, Maria e bambino. Nella fuga in Egitto vuole addirittura vendere il velo di Maria e il suo cappello per della birra, invitando ogni tanto gli spettatori a bere. Anche alla servente egli offre da bere come ricompensa per i servizi prestati. Lo vediamo, ancora, dondolare la culla del bambino e dirigere la ninnananna e le danze invitando a parteciparvi i bambini e tutti i presenti”.

Questa umanizzazione della figura del patrono dell’Onda me lo rende laicamente molto simpatico, perché ne evidenzia aspetti affini a quelli di noi contradaioli (parlo almeno per me) e me lo fa considerare come un vicino di tavola a una cena dell’Onda. Alla salute, Beppe!