Adì 18 agosto 1641 in nostra Cappella
Ragonati in numero quaranta otto omini il consiglio, per conto della tenuta del somaro della nostra Contrada, che lo tenne quelli della Torre sotto la parola datoci (…) Che per conto del Palio che averebemo vento si non avesero tenuto il somaro quelli della Torre, sarebbe bene farne correre uno noi a nome di nostra Contrada, per parere che non facevamo conto del Palio. E tutti a viva voce disseno di sì. (…) Si corse il Palio il 8 di setembre 1641 nela Piazza con grande aplauso (…).1

Il XVII secolo

I documenti testimoniano che già nel seicento fra le due consorelle confinanti non scorreva buon sangue. Nel libro “Con la rivale in Campo”, a cura di Roberto Filiani e Natale Zaffaroni, si legge: “Nel 1622 e nel 1641 vi furono degli scontri molto accesi, probabilmente per questioni di confine. Dopo qualche tempo degli ondaioli sottrassero un tamburo di ottone alla Torre del quale più volte venne chiesta vanamente la restituzione. Ma l’aspetto più preoccupante riguardava le continue ed aspre liti per i confini che ebbero le loro naturali ripercussioni nel Palio. Nel luglio 1688 vinse l’Istrice con Monco; durante la corsa il fantino della Torre afferrò quello dell’Onda e lo tenne fermo fino al Casato dove un alfiere di Salicotto, sceso in pista, prese per le redini il cavallo della rivale. A Palio concluso un ondaiolo, brandendo un’alabarda, si scagliò contro l’alfiere della Torre e lo colpì con violenza provocandone la morte per emorragia. L’omicida riuscì a darsi alla fuga e le conseguenze di questo gesto furono molto pesanti. Si aprì una sorta di faida fra le due contrade, da una parte e dall’altra i proprietari di case sfrattarono gli inquilini della rivale, lo stesso accadde per i negozianti che licenziarono i dipendenti.

Il XVIII secolo

Un altro avvenimento molto increscioso avvenne il 26 luglio 1713, in occasione della Festa Titolare della Torre. Come era tradizione venne organizzata un serata danzante a cui prendevano parte dei ballerini che attirarono l’attenzione di molti curiosi. Fra questi vi era la fidanzata di un cappellaio dell’Onda, Santi Pierucci. All’improvviso nacque un diverbio molto acceso fra il Pierucci ed il torraiolo Orazio Mannotti, il quale schiaffeggiò l’ondaiolo. Fra i due esistevano dei vecchi rancori e dopo l’accaduto il Mannotti, non tenendo conto dei consigli degli amici, si recò verso Via San Salvadore dove Pierucci abitava. L’ondaiolo, che ben conosceva il suo rivale, rimase appostato nell’ombra ed uccise il Mannotti colpendolo con un coltello. Seguirono giorni di grandissima tensione e paura, anche perché il Mannotti ricopriva la carica di capitano ed ovviamente era molto conosciuto. Molti torraioli, armati di bastoni e coltelli, invasero le strade dell’Onda alla ricerca del colpevole che nel frattempo era riuscito a fuggire a Napoli. La situazione si fece insostenibile, neanche l’arresto di molti esagitati placò gli animi. Rivalita01Le autorità riunirono i vertici delle due contrade per cercare una soluzione. Il 10 agosto furono convocate le assemblee e si arrivò ad un accordo sancito con atto del notaio Giuseppe Grisaldi del Taja. Fu stabilito che l’Onda restituisse alla Torre il tamburo d’ottone sottratto nel seicento che venne affidato al Castellano della Fortezza, scelto come giudice imparziale.

 

1 Contrada Capitana dell’Onda, Libro secondo di deliberazioni, 1604-1673.

 

Allo storico accordo seguirono sbandierate e fuochi d’artificio ed un cordiale convivio in Piazza del Campo a cui presero parte i più importanti protettori delle due contrade ed un centinaio di popolani per parte. L’Onda comunicò tramite lettera alle proprie alleate, Oca e Nicchio, l’avvenuto accordo con la Torre. Ma la “tregua” fu davvero forzata ed effimera, infatti l’astio fra le due contrade rimase inalterato e già nel 1811 se ne ebbe una riprova.

Il XIX secolo

Nel Palio di luglio la Torre vinse col fantino Pettiere dopo che l’Oca, prima per gran parte della carriera, venne fermata dalla Giraffa, rimasta indietro di un giro. L’Onda, con il famoso Niccolò Chiarini detto “Caino”, arrivò seconda e contestò vivacemente la vittoria della Torre, sostenendo che Pettiere avesse compiuto solo due giri. Nacque un violento tumulto che fu sedato a fatica, addirittura entrambi i popoli si recarono in Provenzano per il Te Deum di ringraziamento, solo il giorno successivo il cencio venne consegnato alla Torre. Durante quasi tutto l’ottocento non si ebbero fatti di rilievo, spesso Torre ed Onda ricorsero agli stessi fantini nella medesima annata paliesca. Occhio Vispo nel 1846, Stralanchi nel 1849, Gilocche nel 1868 e Il Moro nel 1882 che in agosto vinse per la Torre. In precedenza, nel 1856, era accaduto un fatto molto singolare. Il 15 agosto si corse il recupero del Palio dell’Assunta dell’anno precedente, saltato per un’epidemia di colera.

Vinse l’Onda con Angelo Fabbri detto “Spagnoletto” dopo un’accanita lotta di nerbo con Giuseppe Bernini detto “Stralanchi” che difendeva i colori dell’Istrice. Dopo soli due giorni si corse la carriera ordinaria dell’Assunta e la Torre conquistò il successo con Giuseppe Buoni detto “Bonino figlio”. Intanto la Torre, sempre impegnata nella inveterata rivalità con l’Oca, dal 1882 intraprese un breve ma violento dissidio col Nicchio. Solo nell’agosto 1897 si ritrovano tracce di un contrasto fra Onda e Torre.

Beppino, nell’Onda, tempestò di nerbate Scansino, idolo del cappotto della Torre dell’anno precedente, lanciandosi poi al vano inseguimento di Chiocciola e Giraffa che poi si aggiudicò il cencio. Si chiudeva così un secolo “tranquillo”, almeno rispetto ai precedenti.

L’inizio del secolo successivo confermò una sorta di stasi nei rapporti fra le due contrade.

Il XX secolo

La novità eclatante ci fu nel 1909 quando le relazioni fra Oca ed Onda si raffreddarono notevolmente.
In occasione del Palio a sorpresa del 17 agosto, l’Onda ebbe in sorte un ottimo cavallo ed il fantino Picino che il giorno precedente aveva vinto nel Drago. Ma le speranze di Malborghetto andarono deluse, vinse l’Oca con Zaraballe su Farfalla, la corsa di Picino fu incolore e la cosa non andò giù agli ondaioli. Nacquero un po’ di ruggini con l’Oca alla quale Angelo Meloni era legatissimo e con lui strinse un accordo prima di quel Palio a sorpresa. Il primo effetto di questo avvenimento fu un riavvicinamento fra Onda e Torre.

Alla Prova Generale del luglio 1914 l’Onda girò alla Torre il fantino Ugo Vigni che poi corse il Palio per Salicotto. Col passare del tempo si accentuò una certa avversione dell’Onda nei confronti dell’Oca, confermata da alcuni screzi avvenuti nel Palio d’agosto del 1925. Vinse la Chiocciola con Cispa su Fiorello, ma grande favorita era l’Onda con Lola, la cavallina che aveva vinto a luglio con Picino nel Montone. Tra gli

staff palieschi di Oca ed Onda ci furono dei pesanti contrasti. Probabilmente l’Onda cercò di ricomporre il binomio vittorioso in luglio trovando l’avversione dell’Oca che si tenne Picino.

Nell’Onda finì Edoardo Furi detto “Randellone”, fantino molto legato negli anni precedenti alla Torre, che con Lola aveva vinto nell’agosto 1923 per la Giraffa. L’Onda arrivò seconda, l’Oca nelle retrovie e nell’ottobre 1925 le due contrade conclusero un rapporto di amicizia iniziato nel 1643.

Dopo tre anni l’Onda vinse il Palio straordinario del settembre 1928 con Romolo Maggi detto “Sgonfio” su Giacca e la Torre collaborò nell’allestimento della Festa della Vittoria.
In quegli anni la Torre era alle prese con un lungo digiuno e nel luglio 1930 si presentò una ghiotta occasione per tornare alla vittoria dopo tante cocenti delusioni. La tratta assegnò alla Torre il veloce Burattino che venne affidato al promettente Smania. All’Onda toccò la Lina, una cavallina fortissima in partenza che aveva già vinto il Palio nel 1928 con Picino, che era anche il suo proprietario. La Torre contava sull’aiuto dell’Onda che confermò lo Sgonfio, eroe del 1928.

Tutto andò liscio fino alla Prova Generale quando si concretizzò un inatteso e clamoroso scambio di monte fra Oca ed Onda, propiziato da un colloquio fra il “sor” Ettore Fontani e Tono Minutelli. Picino, reduce dalla maxi squalifica del 1928, passò da Fontebranda a Malborghetto, lo Sgonfio fece il percorso inverso. Montare Picino significava prima di tutto riavvicinarsi all’Oca consolidando e sposando le strategie del T.O.N.O., già in cantiere dal 1928. In secondo luogo l’Onda sceglieva un fantino vincente ed assetato di successo dopo la squalifica di due anni ricevuta nel luglio 1928. La Torre vide in un colpo svanire tutto il lavoro fatto e nella prova bastò una scintilla per scatenare un vero e proprio putiferio. A San Martino ci fu un contatto fra Picino e Smania che rischiarono di cadere.

Appena terminata la prova si accese una violenta zuffa fra ondaioli e torraioli che provocò l’immediata rottura di ogni rapporto fra le due contrade. Si arrivò al Palio in un clima di enorme tensione, con la Torre al primo posto e l’Onda di rincorsa. Picino, come sua consuetudine, entrò lanciato fra i canapi e la guizzante Lina fece subito il vuoto staccando gli avversari già al primo San Martino. Finì con Picino in trionfo per la tredicesima ed ultima volta e con lo scacchiere strategico di nuovo scombussolato. La vittoria della Tartuca nell’agosto successivo confermò l’esistenza e lo strapotere del patto a quattro fra la Contrada di Castelvecchio, l’Oca, il Nicchio e l’Onda, ormai di nuovo su un orientamento diametralmente opposto rispetto alla Torre.

Del resto il sospetto che Onda e Torre non sarebbero mai potute andare d’accordo c’era sempre stato, l’illusorio riavvicinamento fu dovuto più che altro a fattori esterni. Piazza del Mercato restò sempre il luogo di giochi dei cittini delle due contrade ma anche il posto in cui maturavano piccoli screzi e vecchi rancori che sicuramente contribuirono alla svolta del 1930. Il TONO marciò come un rullo compressore sino al duro dissidio fra Nicchio ed Oca nel Palio dell’Assunta del 1934. Anche l’Onda, dopo tre vittorie conseguite dal 1928 al 1932, pagò dazio e la Torre colse la vittoria nell’ultima occasione utile prima della guerra. La Torre vinse in un clima particolare in cui probabilmente venne “risarcita” dei torti subiti in passato.

La tensione era talmente alta che per paura di incidenti la Torre fece correre la Provaccia allo sconosciuto Pompeo Furlanich, mentre l’Onda montò il suo barbaresco Italo Pisani detto “Sbrinde”. Ganascia e Giacchino conseguirono una netta vittoria ma la gioia dei torraioli e le polemiche degli sconfitti si spensero con primi echi di guerra.

Dopo la guerra i destini delle due contrade presero i volti di Ganascia e Ciancone. Il primo bissò il successo dell’agosto 1939 conquistando con Piero il Palio dell’Assunta del 1947. Il secondo, fantino fisso dell’Onda, fu grande protagonista per i colori di Malborghetto, nel bene e nel male. In mezzo c’era stato il Palio del 16 agosto 1948 in cui Onda e Torre si fronteggiarono duramente. Entrambe le contrade avevano dei cavalli da Palio, Brillante con Ganascia nella Torre e Piero con Pietrino nell’Onda. Ganascia, con la collaborazione di Ghisa nel Bruco, ostacolò Pietrino e si accese un duello di nerbo. Durante il terzo giro, con Ganascia impegnato in un vano inseguimento alla Lupa, il tamburino dell’Onda lanciò il proprio tamburo verso il fantino della Torre, per fortuna non colpendolo.

La Torre finì seconda, staccata di poco dalla Lupa, forse fu fatale proprio l’ostacolo che Ganascia volle portare a Pietrino. Un’altra vittoria della Lupa, quella del luglio 1952, coincise con un altro “confronto” fra Onda e Torre. Questa volta Pietrino vestiva il giubbetto cremisi, nell’Onda invece c’era Ciancone. Il primo giro fu lottatissimo con Montone, Torre ed Onda a contendersi la testa. Al secondo San Martino Ciancone iniziò a nerbare Pietrino e la corsa di Onda e Torre terminò lì mentre Terribile e Niduzza prendevano il largo per la Lupa. Come detto in precedenza, in quegli anni, Beppe Gentili fu per l’Onda croce e delizia. Dopo la vittoria del luglio 1950 il Gentili ebbe qualche problema con la Contrada di Malborghetto per un paio di Palii gettati al vento, la Torre si inserì in questo dissidio e nel luglio 1954 Ciancone vestì il giubbetto di Salicotto. Nell’Onda montava un giovane di Monticello Amiata, Giorgio Terni detto “Vittorino”, erede del compaesano Ganascia e futuro idolo della Torre.

Durante la segnatura dei fantini avvenne un fatto molto curioso. Ciancone, talmente abituato a correre per l’Onda, si alzò al posto di Vittorino quando venne chiamata la Contrada di Malborghetto, la cosa ovviamente suscitò il disappunto della Capitana della Torre, Maria Pace Chigi Zondadari. Nel primo Palio trasmesso dalla televisione l’Onda dominò tutti gli avversari, in poche falcate Vittorino e la mitica Gaudenzia fecero il vuoto, mentre Ciancone annaspava nelle ultime posizioni. Fu il primo atto vittorioso della fulminante e sfortunata carriera di Giorgio Terni ed uno dei pochi giorni ingloriosi per Beppe Gentili. Nel settembre 1960, per il Palio straordinario del VII Centenario della Battaglia di Montaperti, furono ancora protagonisti Ciancone e Vittorino.

Prima del Palio pare fosse stato raggiunto un accordo fra fantini per far vincere la Torre.
Vittorino andò in Salicotto per montare l’esperta Archetta, Ciancone nella Civetta sulla fortissima Uberta de Mores. A far perdere la Torre ci pensarono prima gli ocaioli, “motivando” a dovere Ciancone per farlo tirare a vincere, poi fu l’Onda a svolgere il lavoro “duro” fra i canapi. L’ordine d’ingresso ai canapi vide la Torre al quinto posto e l’Onda al sesto con Mezzetto su Zitella. Il piccolo fantino siciliano ostacolò Vittorino in maniera determinata e decisiva, la Torre partì malissimo ed il Palio si chiuse subito a favore di Ciancone”.

 

L’inimicizia attuale

La storia recente narra di una “non considerazione molto più ostentata che sentita. Le nerbate del Gentili nel ’66 con Bazza, il Palio dell’agosto ?80 con Marasma su Nibbio, animale “preda-Torre”, che si rese protagonista di un duello epico con Spillo su Zalia, i fatti del 1993…

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Il resto è storia attuale: la storia di un’inimicizia antica e fiera che ci rende fisiologicamente destinati ad essere avversari Se, come si dice in Salicotto, i contradaioli, soprattutto i giovani, affermano di non sentire più l’inimicizia con l’Onda significa che forse la Torre non è riuscita a trasmettere alle nuove generazioni una parte non marginale di cultura contradaiola, determinando un impoverimento in un aspetto dell’identità della propria Contrada. Ma questo è un loro problema.

I due libri dei verbali dell’Onda che vanno dal 1524 al 1673, recentemente pubblicati testimoniano una forte, accesa, bella, reciproca rivalità e penso che potrebbero costituire un’utile ed istruttiva lettura per i dirigenti e il popolo della Torre, al pari dell’ascolto dei racconti dei “vecchi”, che parlano di amicizie e rivalità cresciute con i ragazzi che giocavano nel Mercato.

Episodi di un recente passato fanno sorridere maliziosamente sulla vasta gamma di significati che hanno avuto negli anni le “mani tese” della Torre, oggi a palme aperte in uno slancio buonista. Al di là dei tentativi di pacificazione di Salicotto, dettati da comprensibili valutazioni di opportunità per loro,noi dell’Onda continueremo ad essere fieri, accesi e leali rivali della Torre: una rivalità sanguigna che ci è stata insegnata e che intendiamo trasmettere alle nuove generazioni. Una rivalità che non è odio, che implica il rispetto e che si inquadra nella più autentica tradizione senese.

 

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