“..ecco i miei gioielli…” *

Nasce il Malborghetto online

Nessuna affermazione sembra più calzante di quella di Cornelia che di fronte all’ ostentazione di gioielli e monili di una amica “esternò” questa sua ricchezza con una frase rimasta famosa nei secoli. E come è noto parlava dei suoi… figli. L’Onda ha dei tesori che gli Ondaioli per primi conoscono appena o addirittura non conoscono. Eppure sono lì, a portata di mano. E di occhio. E poi c’è un esercito di “sapienti”. Specialisti e appassionati in grado di scovare, e spiegare, i tesori, i segreti e curiosità più nascosti. E in modo semplice e divulgativo.

Per questo, (qualcuno si meraviglierà) vorrei ringraziare il “Massimo” Priore che, senza incertezza, ci ha dato la libertà di produrre questa newsletter online “di nicchia”, che si occuperà solo (!!?!) del patrimonio culturale e artistico dell’Onda. Perché tutti coloro che lo vorranno possano approfondire facilmente e, speriamo piacevolmente, la conoscenza dei “tesori” della nostra Contrada. Con i tempi che corrono sembra una scommessa persa in partenza. Noi ci crediamo. E siamo disposti a rischiare il nostro tempo e il nostro impegno. Il Tempo ci darà torto o ragione. Ma ce la metteremo tutta, confidando anche nella collaborazione a macchia d’olio degli Ondaioli, tutti, scrigno inesauribile di aneddoti, documenti, curiosità, fotografie, vecchi articoli, ricerche e ogni tipo di documento che possa essere condiviso e messo a disposizione del “godimento” di tutti, invece di dormire nella polvere di un cassetto. Mentre invece è magari un tassello, anche minimo, della Nostra Storia.

Allora noi partiamo. Non pretendiamo di strappare gridolini di gioia o dei “like” anonimi e annoiati. Noi abbiamo bisogno di Voi. Fate, al solito, quello che credete meglio. ma non dite che… eh eh.

 

* Cornelia (189 a.C.? – 110 a.C. circa)

malborghetto online

Malborghetto Online – n°1 – marzo 2016

Riconsegna del Telepass per la ZTL

Si comunica a tutti i possessori del permesso ztl della Contrada, che dalla prossima settimana non sarà più necessario l’ utilizzo dei Telepass; questi devono quindi essere riportati al Comando dei Vigili Urbani in Via Tozzi.

Si chiede cortesemente di comunicare l’ avvenuta riconsegna al cancelliere.

Onda Sonora – Galleria fotografica della serata di venerdì 11 marzo

Tantissime persone e gran divertimento anche nella serata Onda Sonora di venerdì 11 marzo!

A questo indirizzo è possibile trovare una galleria fotografica della serata.

Quando San Giuseppe prese un par di nerbate

2 luglio 1965. Un dopopalio movimentato, anche per San Giuseppe.

di Gianni Roggini

Si sa, in Contrada abbiamo un rapporto molto informale con i Santi, specie con quelli più propriamente “nostri”: preghiere, candele, fiori, ringraziamenti con lacrime agli occhi quando le cose vanno bene; feroci attribuzioni di colpe quando il patronato non funziona (e come sarebbe possibile che funzionasse per tutti contemporaneamente?! Via, ci vorrebbe un miracolo…). Le testimonianze non mancano: dai chiocciolini che mandarono Sant’Antonio a rinfrescarsi le idee in fondo a un pozzo, al prete Bani che spense tutte le candele davanti a Santa Caterina, bofonchiando: “l’Oca s’è ripurgata, ma te stai al buio!”.

Siamo (eravamo?) fatti così. Un incidente di percorso capitò anche a San Giuseppe, che peraltro era stato “avvertito” con uno stornello scopertamente minaccioso: attento San Giuseppe/ quest’anno ‘un si sgabella/ o ‘l Palio o ‘n Fontanella.

san giuseppeEra il ’65, l’Onda non vinceva da undici anni e finalmente aveva avuto un vero cavallo da Palio dopo una litania di brenne infami, solo potenzialmente interrotta dalla “cavalla Zaffira”. Una sfortuna nera, che qualcuno cercava di combattere cristianamente, facendo dire messe su messe, e altri tentavano di esorcizzare con magate varie, tipo il paganissimo sacrificio di un agnellino alla Duprè. Su Selvaggia, dunque, ci si montò Lazzaro, il fantino che “doveva” vincere il Palio. E infatti partì primo, girò a San Martino con un bel vantaggio su una simpatica coppia di carabinieri e poi pensò bene di cascare al Casato.

Fine del sogno.

Il dopopalio fu comprensibilmente agitato, anche in chiesa. Due scalmanati, per esempio, s’arrampicarono sull’altare. Quello in montura tirò un paio di nerbate alla statua trattando San Giuseppe come un pellaio. Quello in borghese – con l’inorridito dottor Rogani disperatamente attaccato a una gamba – si limitò a berciare “così impari a ‘un contà niente in famiglia”.

Non è difficile immaginare l’identità di chi trovò da ridire sui rapporti di forza all’interno della Sacra Famiglia. Ma non farò mai il nome di quello col nerbo. Non sono mica matto, io.

È nato Mattia Calciolari!!!

Mercoledì 16 marzo 2016 è nato Mattia Calciolari, figlio di Jacopo Calciolari e Serena Miccoli. Benvenuto Mattia!!

Le donne dell’Onda ci mettono la faccia. Le foto di Gigi Lusini raccontano Malborghetto al femminile

Sabato 19 marzo mostra fotografica nel museo della Contrada Capitana dell’Onda

Venti anni dopo l’Onda torna a raccontarsi attraverso i volti delle sue contradaiole. Si intitola “Donna dell’Onda” la mostra fotografica di Gigi Lusini organizzata sabato 19 marzo, in occasione della Festa di San Giuseppe. La prima mostra di immagini fu organizzata nel 1996. Oggi 180 ondaiole, le stesse di venti anni fa, più molte altre, si sono messe sotto l’obbiettivo di Lusini che ha immortalato, così, come è cambiato il lato femminile di Malborghetto. La mostra sarà allestita nel Museo della Contrada, in via Giovanni Duprè 111, e gli scatti saranno raccolti in un volume. Intanto esce e sarà disponibile il catalogo delle foto della mostra del 1996.Donna dell'Onda

 “Il fotografo di ritratto – sottolinea Lusini – deve fare, per forza, lo psicologo e non perdere l’attimo e fissare espressioni di persone “vere”, per non creare una galleria di anonimi manichini. La parola d’ordine: interpretare la somiglianza…interiore. È stata un’impresa faraonica, durata oltre un mese e mezzo. Ho lavorato tutti i giorni, per dar modo a tutte di poter trovare il tempo di partecipare a questa nuova impresa fotografica, maturata vent’anni dopo la prima. Alcune “modelle” hanno richiesto uno scatto solo, altre molti di più. Sono state coinvolte centottanta ondaiole di tutte le età dai tre fino agli ottant’anni e oltre. Rispetto al 1996 ho notato la nuova tendenza di ‘mimetizzarsi’ con figlie e nipoti. Mi ha però colpito il grande entusiasmo, da parte di tutti. Una gioia e una voglia di partecipare inaspettata. È stata una bella esperienza, faticosa ma divertente e di grande spessore umano”.

“Con questa celebrazione ventennale – continua Lusini – le nostre donne mettono ancora la faccia guardandoci negli occhi. Non con uno sciocco selfie smorfioso, ma per dimostrare la loro ‘ancora’ materiale presenza in una realtà, la Contrada, che cerca disperatamente di resistere al logorio di questi tempi difficili. Per le donne dell’Onda questi venti anni sono passati magnificamente. Sono tutte più belle e le nuove generazioni non sono da meno”.

“La mostra – afferma Massimo Castagnini, priore della Contrada Capitana dell’Onda – si inserisce nel quadro di festeggiamenti per San Giuseppe e quindi si rivolge a tutta la città. E’ una bella iniziativa che, attraverso le belle immagini di Gigi Lusini, ci fa vedere come i lineamenti siano cambiati in questi venti anni. Quello che è rimasto immutato è l’amore per la Contrada e il senso di appartenenza che gli sguardi e i volti delle ondaiole ci trasmettono. Un amore che non conosce l’azione del tempo”.

Per qualsiasi informazione sulla festa di San Giuseppe e sulle attività della Contrada è possibile visitare il sito www.contradacapitanadellonda.com e la pagina Facebook Contrada Capitana dell’Onda.

Alla salute, Beppe!

La Festa di San Giuseppe nella tradizione popolare

di Emilio Ricceri

San Giuseppe

San Giuseppe

Quando Rossella mi chiese di preparare un articolo sulla festa di San Giuseppe mi meravigliai molto. Credevo di essere la persona meno adatta dell’Onda per parlare del nostro Santo Patrono. Mi sono quindi documentato partendo da un punto di vista che a me interessa molto: le feste nella tradizione e nella cultura popolare. Successivamente, facendo un’incursione anche nel campo della religiosità popolare, che credevo mi interessasse molto meno, ho fatto una scoperta che mi ha profondamente colpito, facendomi alfine quasi diventare un fan del Nostro. Tutti sappiamo bene come si svolge da noi la festa di San Giuseppe. Può essere anche interessante conoscere se ha diffusione anche in altre zone e se sì, con quale modalità si realizza.

Tra le feste popolari a sfondo religioso, quella di San Giuseppe è tra le più celebrate in ogni parte d’Italia; tra gli altri, da paesi della provincia di Como, di quella di Forlì, La Spezia, Grosseto, Rieti, Campobasso e di quasi tutte le province della Sicilia. Gli elementi comuni alle varie feste sono la presenza di fuochi come falò o torce nella notte della vigilia, e l’offerta di cibo ai poveri del paese o ai forestieri ospiti. Analogamente a tutte le ricorrenze legate alla cultura popolare, ed in particolare a quella contadina, questa festa racchiude alcune significative simbologie di origine pagana: il fuoco che scaccia gli ultimi strascichi dell’inverno e saluta l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda l’offerta dei cibi ai poveri, si può pensare quasi a una volontà di esorcizzare, a posteriori, la povertà della Sacra Famiglia, così come tramandata dalla devozione popolare.

Una citazione letteraria della Festa di San Giuseppe la troviamo nel “Viaggio in Italia” di Goethe quando si parla di quella di Napoli nel 1787. La descrizione è molto viva, quasi un bozzetto, ed anche qui si trova l’elemento del fuoco di cui Goethe evidenzia la connotazione simbolica, e di quello della donazione ai poveri. Dice infatti l’autore a proposito dei “frittaioli”, cioè i venditori di frittelle: “Oggi era anche la festa di San Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli, cioè dei venditori di pasta fritta, beninteso della più scadente qualità. E poiché sotto il nero olio bollente arde di continuo una grande fiammata, della loro sfera fa parte anche il tormento del fuoco; perciò iersera avevan fatto, davanti alle loro case, una parata di quadri di anime del purgatorio e di giudizi universali entro un lingueggiare e divampare di fiamme. Sulle soglie delle case grandi padelle erano poste su focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio fumante. Un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo le ciambelle man mano che erano cotte e con un altro spiedo le passava a un quarto che le offriva agli astanti; gli ultimi due garzoni erano ragazzotti con parrucche bionde e ricciute, che qui simboleggiano angeli. Alcuni altri completavano il gruppo mescendo vino ai lavoranti, bevendo essi stessi e gridando le lodi della mercanzia; tutti gridavano, anche gli angeli, anche i cuochi. Il popolo faceva ressa, perché in questa serata tutti i fritti si vendevano a poco prezzo e una parte dei ricavi va persino ai poveri”.

San Giuseppe

San Giuseppe

Questa descrizione mi ha fatto venire in mente che vi era esattamente la stessa atmosfera vari anni fa, ancor più di oggi, dai frittellai di Piazza del Campo, particolarmente proprio nel giorno di San Giuseppe, quando mettevano prolunghe esterne alle baracche e vi preparavano le frittelle all’aperto, tra lazzi e “gotti”. Ma la cosa che mi ha colpito di più è la considerazione che ha avuto nella cultura di base, almeno per un certo periodo, la figura di San Giuseppe. Le rappresentazioni sacre, forma quasi di spettacolo teatrale con vasta partecipazione popolare eseguito inizialmente in una Chiesa e successivamente in altri luoghi, hanno avuto una grande importanza nella formazione della religiosità delle masse di tutto l’Occidente essendo, appunto, rappresentazioni drammatiche della vita di Cristo. Sono iniziate con le origini del cristianesimo e si sono protratte, almeno in Francia, anche se con caratteristiche ben diverse da quelle originali, fino al diciannovesimo secolo.

In questa forma di spettacolarizzazione, la figura di San Giuseppe assume addirittura connotazioni totalmente anticonvenzionali. Nella seriosa “Bibliothca Sanctorum”, opera fondamentale per lo studio delle figure dei santi, tra l’altro, a proposito di come viene descritto San Giuseppe nelle scene delle rappresentazioni sacre si dice: “Mentre queste scene conservano altrove una certa seriosità, in Germania assumono un tono umoristico, se non addirittura comico. La figura del santo viene volentieri utilizzata per divertire il pubblico nella parte di un ridicolo vecchio, sempliciotto, piccolo, curvo, che tossisce sempre dopo ogni battuta. E’ semplicemente trattato come il buon servo della Madonna. Nella scena dello sposalizio, egli oppone la difficoltà del voto di castità da lui fatto, ma è disponibile a fare la volontà di Dio. Quando si accorge che Maria è diventata madre, piange. Allorché ricerca in Betlemme un alloggio, viene respinto come falso, perché nessuno vuole credere che la sua sposa sia vergine. Nella scena della natività è impacciato e incapace, pur mostrandosi comicamente premuroso, e deve procurare perciò una balia per la madre e il bambino. Si arriva perfino a un crudo realismo che rasenta l’irriverenza mostrandolo allegro che si dà forza in ogni occasione con il vino. La sua principale attività diventa, allora, quella di fare assaggiare il suo “buon vino” a tutti: pastori, levatrice, Maria e bambino. Nella fuga in Egitto vuole addirittura vendere il velo di Maria e il suo cappello per della birra, invitando ogni tanto gli spettatori a bere. Anche alla servente egli offre da bere come ricompensa per i servizi prestati. Lo vediamo, ancora, dondolare la culla del bambino e dirigere la ninnananna e le danze invitando a parteciparvi i bambini e tutti i presenti”.

Questa umanizzazione della figura del patrono dell’Onda me lo rende laicamente molto simpatico, perché ne evidenzia aspetti affini a quelli di noi contradaioli (parlo almeno per me) e me lo fa considerare come un vicino di tavola a una cena dell’Onda. Alla salute, Beppe!

8 marzo nell’Onda, una Festa da incorniciare

Grande successo per la Festa della Donna alla Duprè

Una serata all’insegna della buona musica e del divertimento. La Festa della donna, nell’Onda, e’ stato un successo costruito su pochi semplici ingredienti: lo stare insieme, un bravo DJ ad animare la serata e la consapevolezza che l’8 marzo vissuto da ondaiole ha un sapore ancora più bello.

“Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile con il loro aiuto e contributo a far sì che la serata dell’ 8 marzo sia stata un vero successo!” Questo il commento di Silvia Nardi, presidente del gruppo donne.  “Un grazie a tutte le fantastiche donne dell’Onda – prosegue Nardi – che hanno preso parte all’evento divertendosi e facendo divertire.  È stata una serata memorabile che ci lascia con il desiderio e la voglia di ripeterne altre, perché serate come questa fanno bene alla contrada ed allo spirito per andare avanti sempre al meglio. Viva l’Onda!”

 

foto di Armando Santini

Onda Sonora – Galleria fotografica della serata di venerdì 4 marzo

Grande successo della serata di venerdì 4 marzo, venerdì 11 si replica!

A questo indirizzo è possibile trovare una galleria fotografica della serata.